Ritals, Italiani
Non so voi ma quando per caso e per sbaglio la radio sputa canzoni di certa italiana gente che canta (e che sinceramente parlando dovrebbe evitare) ho tanta voglia di prendere a “male parole” quell’altro Italiano del Marconi che un bel giorno s’inventò la radio.
Fortuna vuole che più silenzioso anche un altro Italiano canti, canti di gente che migra, di gente che giunge al di qua del mare, di gente che in Francese un tempo era detta “Ritals“, Italiani (ma con aria di disprezzo, così come alcuni di noi danno del “Marocchino” se vogliono offendere).
Questo post è il mio tributo a Gianmaria Testa, al suo Ritals, a tutti gli emigranti:
Ritals
Eppure lo sapevamo anche noi
l’odore delle stive
l’amaro del partire
Lo sapevamo anche noi
e una lingua da disimparare
e un’altra da imparare in fretta
prima della bicicletta
Lo sapevamo anche noi
e la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane
e l’onta del rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto
E sapevamo la pazienza
di chi non si può fermare
e la santa carità
del santo regalare
lo sapevamo anche noi
il colore dell’offesa
e un abitare magro e magro
che non diventa casa
e la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane
e l’onta del rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto
[Gianmaria Testa]
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