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Nov

Fare pubblicità è come agitare un bastone nel trogolo dei maiali.

Nonostante certe pubblicità ben congegnate mi affascino sono sempre più convinto della lungimiranza di George Orwell: “Fare pubblicità è come agitare un bastone nel trogolo dei maiali”.

A conferma di quanto detto è giusto giusto apparso oggi su Techcrunch un articoletto di tale Dan Ackerman Greenberg. Nome sconosciuto a più è il personaggio è “famoso” per essere il co-fondatore di un’agenzia specializzata in viral marketing. L’agenzia in questione riceve il video bello e confezionato dai propri clienti (etichette discografiche, studios hollywodiani e simili) e si occupa di farlo girare per i vari social network, Youtube, Facebook e via discorrendo, con un solo obiettivo: almeno 100.000 visite.

Il signore in questione ci svela molto candidamente quali siano i trucchi del mestiere, ed è per questo che torniamo al titolo del post. Di seguito un breve estratto solo dei punti “eticamente” più discutibili, non tanto per scandalizzarsi, perché scandalizzarsi della scoperta dell’acqua calda infatti?, ma piuttosto per diventare maiali un po’ più coscienti:

Il contenuto del video NON è la cosa più importante:

Per entrare nella pagina dei più visti del giorno, primo passo per raggiungere le fatidiche 100.000 visite, bisogna far correre la voce! Come? Non arrossite:

Dato che anche l’occhio vuole la sua parte

E infine è necessario avere un accurato controllo dei commenti:

Questo è quanto, si prega di grugnire in silenzio.

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There's 1 Comment So Far

  • Lucy
    November 23rd, 2007 at 3:26 pm

    Insomma… “non importa che si dice, l’importante è che se ne parli!”
    Ma il prodotto conta zero?
    Possibile che se fa schifo… basta una pubblicità con una donna nuda per attirare le vendite?

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