Che ne valga la pena
- Tutto è iniziato perché stavo limonando con una mia amica sul divano. Ma niente di, che ti credi. Era solo per scherzo. Comunque sto tipo, sto Davide, si è preso bene e ha cercato di baciarmi.
- E tu?
- Be, io ero un po’ brilla. E poi un bacio ci sta sempre no? Solo che poi si è fatto insistente, ha provato a spingermi verso il bagno e mi chiedeva di andare a casa mia o a casa sua e io non è che ne avessi tanto voglia. E così gli ho detto di lasciar perdere che non era il caso.
- Brutto? Grasso?
- Ma no, non era brutto… un po’ bassino ma ci sarei anche stata. Ma gli approcci così non mi piacciono.
- E io che ti credevo in astinenza perenne! Sempre a lamentarti d’esser sola…
- Ecco, lo sapevo… Vedi che non capisci mai? Che c’entra? Una scopata è una scopata. Il problema non è scopare. Il problema è qualcuno che valga la pena di mettersi accanto.
Un rumore di serranda che si abbassa. E’ il segnale, è ora di andare! Via via! D’improvviso la calma diventa fretta e corrono i tavolini dentro la locanda e i boccali e i bicchieri e i piatti tutti in coda ragazzi, non spingete, non spingete, c’è posto per tutti là sulle mensole, che affanno, che folla è un continuo rumor di stoviglie, è un incessante vociar di mercato. E le sedie, le sedie, mica se ne stan lì a guardare, si scrollan di dosso i non più graditi ospiti che cascan a terra tra tonfi che sembra di sentir le mele cotte cadere, e se la dan lì a quattro gambe veloci, han da farsi rassettare loro e spolverar per la notte che viene, e il posto migliore da conquistar vicino a quel gran fico del bancone. Ed è un rumor che si dirada e si allontana ed è un attimo lento che non resta più niente, solo tovaglie pigre a volteggiar per aria alla ricerca d’ancor di Sole prima di una notte buia da cassetti, ma presto! è tempo, è tempo, la serranda sta per chiudere, e via a volar veloci nell’ultimo spigolo di luce in fondo in basso dietro la serranda che infin si abbassa e tocco il rumore sordo, a sancir che tutto, proprio tutto è finito.
I ragazzi coi culi ormai a terra s’alzano e se ne stan li’ sulla via. Lui l’accompagna alla bicicletta, la gonna nera e i sandali e quella puntura di zanzara là sul piede al pedale mentre si allontana.
La saluta con la mano, che sventola destra, sinistra, destra, sinistra.
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